Giorgia, quando il servizio è una chiamata

giorgiaL’Unitalsi Umbra ha da poco festeggiato i suoi ottanta anni di storia, una lunga storia nata dal “si” di tante persone che non hanno avuto remore nel donare sé stesse agli altri senza riserve. Proprio in questi giorni tutti noi della sottosezione di Perugia ci siamo trovati a dover dare l’ultimo, ma provvisorio saluto ad una grande donna che ha contribuito in prima persona a scrivere questa storia d’amore, la nostra storia.
La “Giorgiona” come tutti affettuosamente la chiamavamo è stata per tutti noi e per ciascuno, una presenza preziosa e fondamentale nel nostro cammino personale ed associativo. Era partita per la prima volta nel lontano 1961 ma se ci avessero chiesto da quanto tempo faceva parte dell’Unitalsi avremmo risposto “da sempre” perché lei c’era da prima di quasi tutti noi. Un po’ come i genitori che quando nasciamo già li troviamo lì ad indicarci la strada, lei è stata sempre presente e pronta prendere sotto la sua ala protettiva e sotto il suo occhio vigile ogni nuovo unitalsiano. E così, come la cosa più naturale del mondo, siamo stati tutti, indistintamente i suoi figlioli. Ci sono tanti modi di essere madre perché si genera la vita quando si dona la vita, e Giorgia ha donato la sua senza riserve e ha guidato e cresciuto tanti figli e figlie che portano un po’ di lei nel loro Dna di volontari. Non era una mamma tanto per dire… era attenta e severa (eccome se lo era!) come solo un vero genitore sa fare. Sapeva bene che il suo servizio non era solo verso i sofferenti ma anche verso tutti i volontari perché aveva già intuito che l’Unitalsi non era qualcosa di momentaneo ma un cammino, una storia che doveva crescere e continuare nel tempo. Perciò anche loro, i volontari, dovevano essere guidati, dovevano crescere piano piano e imparare l’ “arte del servizio”. Sì, proprio l’arte del servizio è quella che Giorgia ci ha insegnato: donare un po’ di sé stessi non è una faciloneria ma una vera arte e come tale si prende cura dei più piccoli particolari. Ci ha insegnato ad occuparci di tutto, davvero di tutto, perché anche la più piccola cosa agli occhi di Dio è preziosa. Non dimenticheremo con quanta attenzione miscelava diverse polveri di caffè per portarne una riserva lassù sui Pirenei, diceva sempre “quanto è buono il mio caffè vero?”. Tutto, proprio tutto doveva, e deve, essere fatto con amore… anche il caffè!
E poi la divisa! Impossibile scordare quando ci passava in rassegna! Appena la vedevamo da lontano ci sistemavamo tutti: le donne il velo e gli uomini la cravatta e anche quando ci sentivamo prefetti e correvamo al cospetto della nostra mamma c’era sempre qualcosa che il suo occhio attento doveva sistemare. Forse all’inizio, soprattutto i più giovani, pensavano che ogni appunto fosse esagerato, col tempo, invece, abbiamo compreso che tutto faceva parte dell’arte del servizio, anche la stessa divisa. Quella divisa che lei per prima hai tanto onorato era diventata la sua identità. Non ha mai smesso di portarla, anche quando seduta sulla carrozzina non poteva più svolgere il suo servizio nel più classico dei modi. Eppure anche così ci ha lasciato un grande messaggio, seduta lì su quella carrozzina, bisognosa di tutto, con la sua divisa, ha cancellato tutte le differenze che troppe volte mettiamo tra volontari e malati: tutti esistiamo per qualcuno, tutti serviamo perché siamo utili alla salvezza degli altri. Chi era Giorgia in questi ultimi anni della sua vita? Una volontaria o un’ammalata? Era una unitalsiana, uno strumento del Signore per chiunque le si faceva vicino perché continuava ad essere sempre e comunque, anche se in modo diverso, al servizio.
Tante volte, soprattutto con il sopraggiungere dell’età, ci ha raccontato la sua storia, amava descrive il momento in cui lì sotto la grotta di Lourdes, in un momento difficile della sua vita, si è affidata a Maria chiedendo delle risposte, domandando in maniera diretta a Dio cosa dovesse fare della sua vita, desiderando ardentemente una strada da seguire. Ed è proprio lì che ha sentito la chiamata al servizio. Ripeteva sempre: “il Signore attraverso Maria mi ha aperto una strada, mi ha donato l’Unitalsi, ecco la sua risposta alle mie domande”. Eh sì, forse è proprio questa la grande eredità che ci ha lasciato Giorgia. Spesso crediamo che il servizio sia una scelta, che sia qualcosa che dipenda dalla nostra volontà di donare tempo e capacità agli altri, ma in realtà dimentichiamo che non siamo noi a scegliere ma è il Signore a chiamare. È Lui che invita ciascuno di noi a farsi suoi strumenti, noi non decidiamo ma rispondiamo, mettiamo il nostro sì nelle Sue mani. Proprio come lei ci ricordava sempre è Lui che prende l’iniziativa e il servizio è prima di tutto un dono che viene fatto a chiunque lo voglia accogliere.
La nostra Giorgia, questo lo sapeva bene perché aveva scoperto la bellezza di essere stata scelta, una bellezza che spesso noi non apprezziamo abbastanza mentre lei aveva capito chiaramente, perché lo aveva sperimentato concretamente, che questa chiamata e di conseguenza la sua risposta, aveva reso piena, bella e feconda la sua vita. E per questo aveva sempre il cuore pieno di gratitudine a Dio.
Insomma sarebbe davvero troppo lungo elencare e descrivere le impronte che la Giorgiona ha lasciato nelle nostre storie, proprio come è troppo lungo ricordare quello che i genitori fanno per i figli. Non sempre, come spesso accade siamo stati bravi figlioli, a volte ci siamo dimenticati di lei, ma siamo sicuri, che in ogni nostro gesto verso qualcuno che ha bisogno, ogni volta che saliremo sul suo amato treno, ogni volta che indosseremo la divisa, lì in quel momento ci sarà un po’ di Giorgia, perché forse proprio quel gesto che compiamo frettolosamente, l’abbiamo imparato proprio da lei. Allora ci auguriamo che in quel momento alzeremo gli occhi al celo, ci sistemeremo la divisa e saremo pronti e sicuri di ritrovare e sentire vicino il suo occhio di mamma che continua a guidarci. Sempre insieme nel pellegrinaggio della vita.

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